Che capacità?

Mela: Hari, dopo le tue così preziose e chiare risposte e quelle di Michele, sono proprio convinta che il judo abbia una forte valenza educativa. Penso soprattutto alle qualità motorie che sviluppa, sia in senso coordinativo, condizionale ma anche strategico e tattico. E' uno sport di situazione a tutto campo dove non si ripete mai la stessa sequenza, perchè la variabile avversario, inevitabilmente, comporta delle scelte tecniche sempre diversificate. Sviluppa sicuramente capacità come la rapidità neuromuscolare e l'equilibrio nonchè quelle prettamente fisiche come la forza, spesso sotto forma isometrica, la velocità, la flessibilità.

Sotto il profilo della crescita dei piccoli judoka immagino, inoltre, il rafforzamento di forti doti morali: coraggio, sopportazione della fatica, lealtà, self control. Il contatto fisico con i pari, sul piano psicologico-evolutivo, aiuta il processo di identificazione e di autostima.

Credo che lo consiglierò come pratica sportiva, purtroppo non così facilmente proponibile nella scuola, ma sicuramente presso corsi esterni. Ma non è detto che non si possano cercare vie di integrazione e collaborazione.

Ti prego di aggiungere anche tue considerazioni su questo tema, proprio perchè praticando ed insegnando il judo, hai una visione sicuramente più precisa ed ampia della mia.

 

Hari: Hai ben sintetizzato quello che penso del judo come strumento di educazione fisica e non solo. I benefici di questa arte marziale/sport (a seconda di come la si intende) possono comunque essere ottenuti con tanti altri sport. La forza del judo, avendo un bravo maestro, è che una volta assimilati i rudimenti è davvero divertente e può essere interpretato come un gran bel gioco. Sono convinto da sempre che la condicio sine qua non, ciò da cui non si può prescindere è la componente ludica. Se facciamo sport senza divertirci stiamo solo seguendo una noiosa prescrizione medica e presto smetteremo la pratica mantenendo solo un brutto ricordo.
Judo è fondamentalmente autodisciplina, ma non va proposto come un decalogo da seguire in modo draconiano pena indicibili sofferenze. Prima di tutto la disciplina nasce dall'esigenza di proteggere l'incolumità dei praticanti, in particolare di principianti. Solo molto tempo dopo l'allievo arriverà a comprendere gli altri scopi dell'autocontrollo, e se avrà un bravo maestro la scoperta avverrà spontaneamente. Scrivendo ciò penso a scene di istruttori/maestri che sbraitano con bambini di 5-6 anni solo perchè non eseguono i movimenti di base con la concentrazione dei loro compagni più grandi. Quando si insegna judo ai bambini si deve sempre ricordare che loro sono lì con noi sul tatami per giocare, divertirsi, fare casino. L'insegnante deve trovare il modo di incanalare queste energie straripanti e purissime per ottenere i primi passi verso un judo sicuro e divertente. Per il rigore c'è sempre tempo, all'inizio bisogna far capire loro che judo è gioco, un gioco particolare con poche regole da seguire per divertirsi senza farsi male.
Del periodo in cui ho insegnato ho avuto anche "classi" di bambini tra i 5 e gli 8 anni, alcune molto indisciplinate. Ne ricordo una particolarmente "vivace" con la quale era dura farsi dare retta. Iniziammo con 5 minuti di esercizi di ukemi: tutti supini sul tatami, con le braccia in alto a mani unite dovevano batterle sul tatami aprendole verso l'esterno. Un normale esercizio ma con l'aggiunta di un grido a pieni polmoni ad ogni battuta. Gran rumore ma funzionò, si divertivano e dopo quel primo esercizio erano più ricettivi ad ogni nuovo lavoro di pratica. Se ci pensiamo bene la cosa vale anche per noi adulti. Quanti iniziano una pratica sportiva perchè il medico ha dato l'ultimatum, e quanti abbandonano perchè scoprono che le "ginnastiche" con i nomi trendy (gag, just-pump, step etc etc) alla fine sono solo noiosi appuntamenti in palestra accompagnati da musica a tutto volume.
Anche un adulto può iniziare judo da zero e trarne benefici fisici e mentali. Come con i bambini, resta imprescindibile il concetto di gioco che in quest'ambito può essere sinonimo di crescita. Cambiano solo le modalità. Ma pensandoci bene alla fine neanche tanto.

 

 

 

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